giovedì 7 luglio 2016

Anteprima: "Fuoco cuore Acqua" di Simona Diodovich

Sera, ragazzi! Pubblico sempre meno e in questo periodo non ho affatto pubblicato in quanto ero in ferie in un villaggio dove la connessione internet era lenta e il mio tablet non si collegava manco a pagarlo oro. Quindi dopo una lunghissima assenza sono pronta a cominciare a postare abitualmente recensioni, anteprime, rubriche, ecc...
Intanto comincio con un'anteprima di un'autrice che si cimenta in un genere che leggo tanto: lettura rosa.

Genere: Romance rosa contemporaneo
Editore: Self Publishing
Pagine:   190 pagine
Prezzo Ebook: 3,00 € 
 Uscita:25 Giugno 2016
Pagine Cartaceo:  228 pagine 
Prezzo Cartaceo:  10,40 euro 

Link amazon:
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https://store.kobobooks.com/it-it/ebook/simona-diodovich

Sinossi:
Ella Rhodes viene trasferita alla caserma 17, sarà la nuova segretaria dei vigili del fuoco. Non voleva accettare a dir il vero, ma era tanta la voglia di tornare nell’unico posto che lei può chiamare casa. 
James Calver Matthews è tenente della squadra e ha buoni motivi per non volerla lì con loro. Lei era la fidanzata di suo fratello che ora non c’è più. Vederla gli ricorda ogni momento che Jared è morto adempiendo al suo dovere di vigile del fuoco. La sua dolcezza lo metteva in crisi. Non era il periodo adatto per scombussolargli la vita con il suo arrivo, aveva già tra i piedi il sostituto del fratello che odia a morte. 
L’elenco delle situazioni negative si allunga di secondo in secondo. 
Allora perché ogni volta che la vede si sente irritato e, al tempo stesso, desidera starle vicino? 
Finalmente siamo alla resa dei conti su una storia che dura da dieci anni e tutto può andare storto fino all’ultimo minuto. Caserma 17: l’altoparlante annuncia un incendio e tutti escono per proteggere le persone. Ci sarà tempo per risolvere le questioni d’amore. Forse, se non è troppo tardi. 
estratti
Esistono molti modi di dimostrare il proprio amore, alcune volte ci si allontana. Ma l’universo decide per te, e se tu sei destinato a lei, troverà il modo di farti arrivare tra le sue braccia. Sempre.
Il fuoco è vivo, mangia ed è cattivo.
Tratto dal romanzo:
James stava scendendo i gradini di casa sua. Lo sguardo era, se possibile, ancora più duro del solito. Ella rimase ferma nel suo spazio, nella speranza che lui la ignorasse dopo aver adempiuto al suo dovere di vigile del fuoco. L’incendio era stato spento.
La sua porta era bruciata e rovinata, ma poteva fare ancora il suo dovere. Certo, cambiarla le avrebbe prosciugato il conto. Si ritrovò a guardare sconsolata l’entrata di casa, sospirando.
  «Hai pestato i piedi a qualcuno, Ella?» 
La voce dura di James la distrasse. Alzò la testa per incontrare quegli occhi bellissimi e, al tempo stesso, freddi come il ghiaccio.
  «Non mi risulta.»
  «Eppure qualcosa devi aver combinato: questo è un dispetto. Be’, chiamiamolo ripicca. In verità è un danno e non da poco.»
  «Già, così sembra…» si appoggiò alla sua macchina sconsolata.
  «Ella?»
Questo era l’unico momento in cui sentì la voce di James più dolce. Lo scrutò in volto per vedere se anche gli occhi si fossero ammorbiditi.
  «Se noti che c’è qualcosa di strano, chiami la caserma. Mi hai capito? E se fossi in te mi troverei un appartamento in affitto in centro, dove di sicuro queste cose non succedono.»
Arricciò le labbra «Sì. Capito. Ma non credo succederà altro. È stato solo un episodio singolo. Davvero, credo di non aver mai fatto male a nessuno da quando sono qui. Ho sempre portato via la mia spazzatura il giorno giusto e non sento musica che supera gli ultrasuoni.» Si sforzò di sorridere.
James scrollò le spalle, come a significare che non c’era altro da aggiungere. Si allontanò da lei senza salutarla.
Ella rimase ferma ancora un po’, fissando sconcertata la sua porta. Le sarebbe costato tanto ricomprarla.



Erano passate ore. 
Ella aveva finito di fare i mestieri in casa. L’attrezzo, che James stava usando per levigare il legno della porta, era sempre in funzione. Era passata davanti a lui parecchie volte, ma poi aveva desistito. Nonostante il freddo dell’inverno, stava lavorando in maglietta a maniche corte. Sudava, la maglietta era attaccata al suo corpo delineando ogni muscolo ben sviluppato.
Non aveva detto una sola parola, dopo averle parlato all’inizio. Sembrava persino non distrarsi minimamente mentre lei passava per casa facendo ora questo, ora l’altro mestiere.
Scartavetrava il legno rovinato, per regalare nuova vita a una porta semi distrutta. All’ora di pranzo si avvicinò timida. 
Non aveva mai avuto così paura di dire o, fare qualcosa di sbagliato, come in quel preciso istante.
  «James?» Lo chiamò con titubanza. Lui non sembrò accorgersene, per cui dovette alzare la voce «James!»
Fu allora che lui si voltò verso di lei, sudato e bellissimo. Alcune ciocche di capelli cadevano verso la fronte rendendolo, se possibile, ancora più sexy. Gli occhi blu non sembravano più glaciali, ma misti al fuoco della passione. La stava guardando come se fosse un animale da braccare.
Lei deglutì a fatica e il momento passò, perché James tornò normale «Scusa, pensavo ad altro.»
Ecco appunto, non stava guardando lei così, ma pensava a qualcun’altra. Si costrinse a sorridere.
  «Ho preparato il pranzo. Mangi con me?»
  «Non dovevi…»
  «Disse l’uomo che mi ha appena sistemato la porta, senza che nessuno glielo avesse chiesto.» Ella sorrise. 
James annuì, si passò il dorso della mano sulla fronte «Posso sciacquarmi un attimo?»
Ella alzò il braccio e indicò il bagno in fondo al corridoio. Nel frattempo chiuse la porta di casa. Il suo cuore era agitato. Stare vicino a James era difficile per lei. Lo era sempre stato. Andò verso la cucina e prese i piatti da riempire. Carne, verdure, pane abbrustolito. Li posizionò tutti nel piatto piano e attese che lui arrivasse.
Non le capitava molto spesso di averlo a pranzo o cena, nemmeno quando conviveva con Jared. Era diventato un maestro nel declinare i loro inviti, ne aveva sempre uno preso prima, un turno per sostituire qualcuno, una sera fuori con altre donne. Raramente arrivava davvero a cena. 
Sentiva, nella stanza accanto, lo scorrere dell’acqua e i rumori dell’asciugamano estratto dal pendente. Deglutì, stava arrivando.
Quando apparve di fronte a lei, sorrise timidamente. James si sedette e annusò «Ehi! Non pensavo avessi cucinato davvero. Bastava un panino…» non doveva essere vero, perché si buttò sul piatto spolverando tutto in un soffio. Aveva il volto rilassato. Ella lo vedeva per la prima volta da anni così vicino e senza nascondere lo sguardo.
Lei aveva toccato sì e no metà del cibo nel piatto. 
  «Ma come, non hai fame?»
  «Non molta.» Allungò il suo piatto verso di lui, come per dargli il consenso di mangiarlo. Non se lo fece ripetere due volte. James spazzolò anche il suo, come se fosse un uragano che appariva all’improvviso.
Quando si appoggiò allo schienale della sedia, la guardò soddisfatto «Che c’è?»
  «Niente. Non ti avevo mai visto così rilassato» replicò lei.
Il sorriso di lui era splendido. Gli occhi sembravano brillare, per un attimo si perse in quella sensazione magnifica,  perché non vi era dubbio che in quel momento lui guardasse proprio lei e non un’altra donna.
Gli occhi erano vivi e luminosi. Il sorriso era felice e, al tempo stesso, imbarazzato. Non azzardò minimamente a cancellarlo dal volto, però. Si sentiva le guance in fiamme, ma non poteva far nulla per impedirlo. James sorrise con dolcezza.
  «Preparo io il caffè» aggiunse allora lui alzandosi di scatto. 
Ella non sapeva cosa dire, guardava l’uomo muoversi nella sua cucina come se fosse di casa, cosa che in verità non lo era per niente. All’improvviso si ricordò di avere una foto per lui. 
  «Torno subito» scattò di corsa in camera. 
Sentiva i rumori nell’altra stanza, ma al momento il suo cuore era in tumulto. Aprì il cassetto del comò e tolse la foto che per lei valeva oro.
Se la portò al petto. Una lacrima scese sulla guancia, non poté fermarla, ma stavolta andava bene così. Poteva lasciarla scorrere libera. Con calma, ritornò in cucina e allungò la mano con la foto verso James.
Lui si bloccò all’improvviso trovandosi sotto il naso una delle cose più preziose al mondo. La foto raffigurava lui e il fratello Jared al primo giorno nei vigili del fuoco di quest’ultimo. L’amore, con cui il fratello maggiore lo abbracciava con orgoglio, traspariva da ogni gesto.
James non disse una parola per parecchi minuti. Per Ella non sembrava nemmeno respirare.
Infine, voltandosi verso di lei, l’abbracciò. Fu istintivo. Ella non se ne accorse nemmeno. Fu veloce persino nel gesto, quasi non lo vide. Le baciò una guancia e si allontanò «Grazie. Mi hai fatto felice. Jared continuava a dirmi che me l’avrebbe data perché mi ricordassi di quanto sarebbe stato facile diventare più bravo di me. Non mi ha mai consegnato la foto. Eppure è diventato tenente come me nel giro di poco tempo. Il più giovane tenente, non fui mai così tanto orgoglioso di lui come quel giorno.»
Ella ascoltava con le lacrime agli occhi. Era rapita dal modo di parlare di James, dall’amore che vedeva in quello sguardo perso nel tempo, che ormai non poteva più essere recuperato in nessun modo. Così anche lei si ritrovò a rivivere il momento in cui era arrivato da lei felice, abbracciandola stretta e sollevandola da terra e facendola roteare nell’aria e, con entusiasmo, le aveva annunciato che sarebbe diventato tenente.
Avevano riso abbracciati per parecchio. Ella non se ne accorse e si ritrovò le lacrime sgorgare all’infinito.
James smise di parlare per guardare quelle gocce innocenti e letali. Ella non riusciva a smettere, né tantomeno fissare il ragazzo di fronte a lei. Fu allora che lui l’abbracciò. Non era una stretta che durava pochi secondi di circostanza, era uno di quelli che l’assorbiva dentro di sé. La strinse così forte da lasciarla senza fiato per parecchi minuti. Quando anche il suo corpo si rilassò nel sentire le sue braccia che la stringevano toccando la sua schiena, anche lei ricambiò quel gesto. Avvolse il collo di James con le sue braccia e respirò calma. Quello che la stupì, fu sentire la testa di lui appoggiarsi sul suo collo e respirare l’odore della sua pelle. Sembrò stringerla maggiormente, ancora e ancora. 
Ella aveva gli occhi spalancati dallo stupore. Il cuore era in tumulto. Il respiro le mancava. Non riusciva a staccarsi da lui. Non poteva mettere distanza a quel gesto che era spettacolare. I minuti passavano e James non accennava minimamente ad allontanarsi da lei anzi, se possibile, tentava ancor più di stringerla. Il suo seno era schiacciato contro il suo petto. Tutto il suo corpo era premuto contro quello di lui. Non vi era mai stato un gesto così intimo come quello con nessuna persona. Sembrava che le loro anime si fossero fuse insieme ai corpi, e ora non avevano un millimetro di distanza. 
Ella non capiva nulla. Sentiva solo le braccia di James che continuavano a congiungersi, sentiva il suo seno schiacciato sul suo petto muscoloso. Il respiro sul suo collo. Il contatto con il corpo di lui la stava mandando in tilt. Il suo cervello non aveva un pensiero razionale. Stava tentando di rimanere a galla ma non sentiva niente, se non il calore del suo corpo. E infine pianse. Una lacrima solitaria scese sul suo volto e bruciò nel percorso fino alla mascella.
Quando lui allentò la presa e si fissarono occhi negli occhi, lei si rese conto che anche il suo sguardo era stupito.
Con imbarazzo si allontanò di un passo «Non sono mai stata abbracciata così a lungo…» nonostante tutto, sorrise.
  «Nemmeno io.» Fu la risposta di lui.

Nessun’anima così bella rimane a lungo da sola

«James!» Era già vicino alla macchina quando si bloccò voltandosi verso di lei.
  «Ella…»
Lei ormai era già fomentata dalla sua ira, vedere il volto di lui allibito nel trovarla fuori casa in sola maglia, lo fece maggiormente «Sei un idiota! Te lo ha mai detto nessuno? Non sei in grado di esporti, non lo fai mai. Cosa speri di ottenere dalle persone, se non dici ciò che provi per primo? Che diavolo significa venire da me solo per dirmi volevo vederti e basta? Puoi prendere in mano la tua vita e pronunciare parole più dirette. Cristo santo. Tuo fratello era più piccolo, ma è stato migliore di te in tutto. Ha capito subito che, per amore, bisogna esporsi. Tu sei uno sciocco. Non ti accadrà nulla di bello, se non fai qualcosa.»
Mentre diceva ciò gli picchiava i pugni sul torace. E dato che non reagiva, lo spintonò all’indietro con forza, tanto che lui fu costretto ad appoggiarsi alla macchina per non cadere al suolo. 
  «Tu non sai di cosa stai parlando…» pronunciò le parole da sconfitto lui.
  «Eccome se lo so. So tutto, disgraziatamente. L’unico a non capire cosa sta succedendo sei solo tu e nessun altro.» Non le scesero lacrime. Non ne sentiva il bisogno. Voleva solo riversargli addosso la sua collera che ora era indomabile nel suo petto «Quando si va da una donna e le si dice Era perché avevo voglia di vederti, non ci si ferma al E ora me ne vado… nessuno sano di mente lo fa. Volevi che mi esponessi io? Volevi che fossi io a dirti ciò che provo? Era questo il tuo piano? Perché? Non hai il coraggio di fare l’uomo? Credi che non abbia mai avuto delusioni d’amore per caso? Sei stato il mio primo amore, e mi hai ucciso in tutto e per tutto. Come potrei mai dirti qualcosa, dopo che mi rifiuti in tutto? Sai cosa ti dico? Vaffanculo, James. Tu non meriti nulla da me.» 
I suoi occhi erano freddi. Non era abituata a mostrarsi così, ma erano anni che sopportava tutto con finta noncuranza. Era ora di finirla. Non poteva elemosinare un amore che non aveva speranza di nascere.
Si allontanò da lui, ritornando a casa. Non lo degnò di un altro sguardo. Mai più lo avrebbe fatto.

Nel guardarlo, Ella se ne innamorò ancora di più. Questo era James, quello che conosceva lei. Questo era il suo vero carattere, il domatore di fuoco. Il suo coraggio contro un muro rosso e giallo. Era il ragazzo che lei aveva amato da quand’era piccola. Era felice di vederlo così oggi, foss’anche l’ultima cosa che avrebbe guardato. Lo stava facendo per lei.

Moriremo senza respirare, o vivremo dello stesso respiro, per sempre.

 «Certo che puoi sederti. Ti prendo una coperta.» 
  «Non andartene!» Allungò la mano per fermarlo. Terrorizzata più che mai, non voleva nemmeno stare sola in una stanza.
  «No. Ok, sto qui. Non mi allontano. Avanti siediti. Ti tengo stretta io, così non prendi freddo…»
Il sorriso di lei parve migliore e lui si rincuorò. Ti tengo stretta io? Le aveva davvero detto quello? Di sicuro aveva pensato che fosse un depravato. Quando lei gli si sedette vicino e si accoccolò appoggiando la testa sul suo petto, a lui non restò altro da fare che stringerla.
Fu il suo fiato a mancare in quel momento. Perché si era perso delle emozioni così grandi? Che stupido era stato!
Doveva dare retta alle sue emozioni anni indietro, invece che chiuderli in un cassetto per orgoglio. Si sarebbe risparmiato tanta sofferenza e sarebbe stato felicissimo ora. Le accarezzò i capelli con delicatezza quando la sentì sospirare rilassata. Continuò così, finché il respiro di lei non si regolarizzò. Solo allora anche lui appoggiò la testa allo schienale e chiuse gli occhi. 
Quella era la vera pace, dormire abbracciata alla donna che si ama, perché quel semplice tocco lo rendeva felice, gli faceva capire che era nel posto giusto. Quella era la sua dimensione. 
Nel sonno lei si strinse a lui maggiormente. Il volto salì e si incastrò perfettamente tra il collo e la spalla di James. Sentiva il suo odore e non poteva fare a meno di deliziarsi di quel profumo, morire espirandolo e rinascere attirandolo a sé.
Tutto il suo corpo si svegliò all’improvviso. Aveva urgenza di sentirla più vicino. Voleva baciare quelle labbra socchiuse sul suo collo. Sentire la consistenza carnosa. Voleva accarezzare il suo seno, sapere che stava perfettamente nella coppa della sua mano. Stuzzicare il capezzolo fino a farlo indurire. Sentirla ansimare quando era dentro di lei. E tutto ciò, solo perché sentiva il suo corpo premuto contro il suo e il fiato sul collo. 
Se solo lei lo avesse baciato, non avrebbe retto un solo secondo. Si sarebbe piegato al suo volere per l’eternità. Era destinato a quello da quando aveva diciannove anni e la vide nella cucina di casa sua. Era deliziosa. Innocente e, al tempo stesso, provocante. Ogni suo atteggiamento lo eccitava, non poteva nemmeno starle vicino o se ne sarebbe accorta. Lei gli aveva piantato i suoi grandi occhi dolci addosso, e non aveva capito più nulla. Era il suo frutto proibito e, purtroppo per lui, anche suo fratello la pensava così.

Fu allora che lui s’inchinò e le baciò la guancia delicatamente. Restò in quella posizione più a lungo di quanto doveva in verità, ma stava diventando impossibile muoversi per lui. Ora che aveva capito cosa voleva apertamente, ora che aveva deciso di lasciarsi andare, doveva solo essere certo che lei volesse la stessa cosa. Quando si staccò, incontrò il suo sguardo. Gli occhi erano lucidi e il volto era ancora diretto verso di lui.

«Devo dire che il mio modo d’immaginare quella frase era decisamente più sensuale e romantico» non era intimidita, non stava ridendo. Era una provocazione, con una tale semplicità, da renderlo inerme di fronte a lei. Era quasi pronto a capitolare. Non aveva bisogno di chiederle a quale frase si riferisse. 
  «Sono sicuro di sì» aggiunse allora lui con voce lenta. 
Si fissarono, mentre i loro corpi erano solo vicini per il tocco delle mani, le loro menti erano in fibrillazione. Con la sinistra le accarezzò la guancia, scorse verso il collo, per poi scendere verso l’attaccatura del seno. Restò lì, non andò oltre.  scivolò
  «Mi hai spaventato da morire.»
  «Credo di essermi spaventata tantissimo anch’io. Mi sono vista morta.» 
  «Ti ho visto scivolare via dalle mie dita in una sola volta» aggiunse lui con angoscia nella voce.
  «Non sono mai stata tra le tue dita. Tu mi hai lasciato andare subito via.» Era un’accusa e lui lo sapeva.
  «Vero. Credo sia stato il primo di una lunga serie di sbagli eclatanti della mia vita.» Non lo stava dicendo solo per giustificarsi, e sperò che lei lo capisse per bene. «Ci hai pensato tu a farmi ritornare in carreggiata. Le tue parole mi hanno scosso, hanno preso me e lo hanno ribaltato. Nessuno si era mai permesso di parlarmi così per aiutarmi.»
Ella accennò un lieve sorriso «Mi fa piacere. Amo scuoterti…» 
Anche quella era una provocazione, eppure era ancora ferma. Non aveva paura, doveva solo aspettare che lui si muovesse. James lo sapeva. Fece scivolare la mano destra via dalle sue dita e le accarezzò i capelli, utilizzò ogni briciola di dolcezza che il suo cuore gli donava. Voleva dimostrarle più di quanto le parole potessero esprimere.
  «Il mio respiro è sempre stato collegato al tuo da una vita. Ed ero davvero a metà senza di te. È sempre stato così.» 
E infine, quando ormai non poteva più attendere, la sua bocca si avvicinò a quella di lei. Era così emozionato che non voleva sciupare quel momento con la fretta, ma una parte di lui fremeva e scalpitava per avere quelle labbra contro le sue. Quando fu vicino, i due respiri divennero uno, com’era giusto che fosse da dieci anni a quella parte. Appena toccò le labbra di lei dovette sforzarsi di non invadere quella bocca con urgenza. Le mani di lei scivolarono sui suoi fianchi e lo attrassero a sé.
Quando sentì che aveva aperto leggermente le gambe per avere un contatto più intimo, insinuò la lingua nella bocca di lei emettendo un gemito di disperazione. Era così tanto che aspettava quel momento. La strinse e, lo fece, replicando quell’abbraccio che lo aveva sconvolto.
Staccò la bocca dalla sua solo per dirle, a fior di labbra «L’abbraccio più emozionante del mondo.»
La vide sorridere, le sue labbra erano umide e, così invitanti, che non poté fare a meno di baciarla ancora. La mano destra scese verso il seno e lo accarezzò con dolcezza.
Quello non era sesso, era amore. Una dimostrazione di sentimento puro, e voleva che lei lo capisse appieno.
Il suo corpo fremeva per poter entrare in quello di lei, ma non voleva minimamente affrettare tutto. Non con lei. Lei doveva esser amata appieno. Quando la sentì mugugnare di piacere però, il suo cervello perse attenzione. L’istinto stava prendendo il sopravvento. Le dita scorsero sulla pelle liscia del capezzolo e lo sentirono inturgidirsi. La mano di Ella stava percorrendo il suo petto sotto la maglia. Il contatto della sua pelle calda, sul suo corpo, lo aveva mandato in tilt. La voleva così tanto, che il suo fisico stava soffrendo. 
Abbandonò a malincuore il capezzolo per toglierle la maglia. Lei, ancora prima che lui lo facesse, stava già alzando le braccia in alto. Davanti ai suoi occhi, vide un reggiseno nero con il pizzo che chiudeva un seno meraviglioso.
Slacciò il piccolo pezzo di stoffa e il seno esplose in tutta la sua bellezza. Con devozione, s’inchinò per baciarlo. Prima quello destro, poi il sinistro. Stuzzicò con la lingua quell’aureola rosa mentre   s’inturgidiva, mostrando apprezzamento. Ella sospirò con fiato a tratti. Prese tra le mani i suoi capelli e strinse. James si ritrovò anch’egli senza aria. Baciò il suo seno, ripetute volte. Impossibile staccarsi da quel corpo, dopo averne provato la dolcezza.

Le mani di lei scivolarono sul lembo di stoffa della sua maglia e trascinarono via, di conseguenza, il corpo di James da lei. Fu ben felice, però, di togliersi la maglia. I loro corpi erano mezzi nudi e James l’abbracciò stretta. Il contatto tra le pelli lo mandò in estasi. Chiuse gli occhi. 

Biografica di Simona Diodovich

Nasco a Milano il 17 Aprile 1969, studio come grafica pubblicitaria diventando poi illustratrice a Canale 5 disegnando cover di cd e dvd per A. Valeri Manera. Ho ventisette anni d’esperienza lavorativa nell’editoria.
Ho lavorato con Arnoldo Mondadori per il Tv sorrisi e Canzoni, con le cover dei cd dello zecchino d’oro. Per la Medusa Video le cover delle videocassette di Lupin III. Persino con la LysoForm per un giornalino per i bambini sull’igiene, oltre le varie case editrici italiane. Ho avuto la fortuna di partecipare a un training in Disney di una settimana imparando a disegnare ciò che pubblicavano loro, cioè le Witch, quando la mia mano era completamente differente dalle loro esigenze. Proseguo la carriera come fumettista disegnando il Dottor Sorriso per conto della Fondazione Garavaglia, che si ispira alla fondazione americana di Patch Adams. Come grafica pubblicitaria mi divido tra case editrici, dove realizzo da sola volumetti sull’educazione stradale, manifesti, giochi, usando ogni mia conoscenza acquisita negli anni. Per amore dei disegni, e per il fatto che adoravo inventarmi personaggi e storie, il passo dal disegnare storie e scrivere un libro è stato molto breve. Il mio nome è Carlie, della Saga Deathless, è il mio libro d’esordio. A seguito Sangue Perenne, Il re dei demoni il terzo. Il quarto è il prequel Deathless prequel 1 l’ultimo paradiso. Per la saga Hampton, saga romance-sportivo, il primo libro è uscito l’anno scorso, HHS-Hampton High School il secondo della stessa Hampton University Pirates  è uscito ad Aprile del 2015. HUL-Hampton University Life è il mio nono libro e termina la saga Hampton. Hunters, collezione racconti Horror-Fantasy. The Queen, fantasy new-adult e, un romance/chick lit, Masquerade. New adult Per sempre giovani. Masked girl è sui supereroi. E l’ultimo appena uscito, romanzo d’amore ambientato tra i vigili del fuoco, Fuoco cuore Acqua. Tutti i libri hanno la copertina disegnata da me.
Buona serata e spero che l'anteprima vi abbia incuriosito e vi sia piaciuta
 

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